Negli ultimi anni si è affermata l’idea che una concreta ed efficace politica di repressione del fenomeno della corruzione deve porsi anche l’obiettivo di favorirne la prevenzione, intervenendo sul livello di trasparenza dell’azione amministrativa e dei controlli interni, oltre che sull’integrità morale dei funzionari pubblici e, quindi, sulla disciplina dei codici etici e di condotta, delle incompatibilità, della responsabilità disciplinare, della formazione. Con la legge 6 novembre 2012, n.190 “Disposizioni in materia di prevenzione e repressione della corruzione nelle pubbliche amministrazioni” non si parla più di contrasto ma si approfondisce il concetto di prevenzione, introducendo interventi diretti su trasparenza, inconferibilità e incompatibilità di incarichi e di Codice di comportamento.
La trasparenza deve garantire chiarezza per gli atti pubblici, dando la possibilità di accesso pubblico alle informazioni sui pubblici servizi. Il principio secondo cui maggiore è la trasparenza nell’operato della P.A., minori saranno i rischi del verificarsi di eventi corruttivi, è alla base della normativa. Grazie infatti alla trasparenza possono essere messe in evidenza situazioni di inconferibilità o incompatibilità e la titolarità di un incarico non è più possibile senza rendere pubblici il possesso dei requisiti necessari.
La disciplina sulla trasparenza ha visto in questi ultimi anni notevoli ed importanti modifiche ed evoluzioni. Il decreto legislativo 150/2009 si è evoluto infatti nel decreto legislativo 33/2013 che, oltre a riordinare la normativa riguardante gli obblighi di pubblicità e trasparenza da parte delle pubbliche amministrazioni, evidenzia con maggiore forza che la trasparenza è da intendersi come accessibilità totale sull’organizzazione e sulle attività svolte e che la realizzazione di un’amministrazione aperta è requisito indispensabile per offrire migliori servizi ai cittadini.


